Attività parlamentare 9 – 13 maggio 2016

Unioni-Civili-744x445Lunedì 9 maggio la Camera ha svolto la discussione sulle linee generali della proposta di legge, già approvata dal Senato: “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. L’Aula ha quindi svolto la discussione delle mozioni concernenti “iniziative, anche in ambito internazionale, finalizzate al contrasto dei fenomeni di violenza contro le donne, alla luce delle aggressioni occorse a Colonia e in altre città europee nella notte del 31 dicembre 2015” e la discussione delle mozioni concernenti “iniziative per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo”.

Martedì 10 maggio ad inizio seduta ha avuto luogo lo svolgimento di interrogazioni. La Camera ha poi respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità e le questioni sospensive presentate alla proposta di legge recante “regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. La Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha in seguito posto, a nome del Governo, la “questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico della proposta di legge nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato”.

Mercoledì 11 maggio la Camera ha votato la questione di fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza emendamenti e articoli aggiuntivi, dell’articolo unico della proposta di legge recante “regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato: 369 favorevoli, 2 astenuti e 193 contrari su 564 presenti e 562 votanti. Noi abbiamo votato contro la fiducia. Il provvedimento è stato poi definitivamente approvato con 372 sì, 99 astenuti e 51 no su 522 presenti e 423 votanti. Noi ci siamo astenuti. Così il collega Alfonso Bonafede ha concluso la dichiarazione di voto per il nostro gruppo: “Presidente, Calamandrei scriveva che […] se la maggioranza si crede infallibile solo perché ha per sé l’argomento schiacciante del numero e pensa che basti l’aritmetica a darle il diritto di seppellire l’opposizione sotto la pietra tombale del voto, con accompagnamento funebre di ululati, questa non è più una maggioranza parlamentare, ma si avvia a diventare una pia congregazione, se non addirittura una società corale del tipo di quella che, durante il fatidico ventennio, dava i suoi concerti nell’Aula di Montecitorio. Presidente, lo scriveva Calamandrei, che il fascismo lo aveva vissuto sulla sua pelle. E, per chiarirci, Ministro Boschi, alla luce di queste parole, è probabile che oggi voterebbe contro il referendum sulla Costituzione. La seconda parte di questa legge è chiaramente inaccettabile e porterebbe a votare contro una legge di questo tipo. Sulla prima parte, che è diversa da quella su cui noi avevamo consultato anche la rete, però dobbiamo riconoscere che c’è un minimo di diritti che vengono riconosciuti, un minimo […] a persone che aspettano una legge sulle unioni civili da tanti anni. Noi a quelle persone non diremo di no e per questo ci asterremo”.

Giovedì 12 maggio la Camera ha approvato il disegno di legge: “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato”. 256 sì, 4 astenuti e 140 no su 400 presenti e 396 votanti. Noi abbiamo votato no. La Camera ha poi svolto la discussione della “relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti di Francesco Barbato, deputato all’epoca dei fatti (Doc. IV-ter, n. 16-A)”.

Venerdì 13 maggio ha avuto luogo lo svolgimento di interpellanze urgenti.

 

Privatizzazione Poste: è proprio necessaria? Domanda unanime a Sarmi

postePrivatizzazione Poste: è proprio necessaria? Domanda unanime a Sarmi. Che scopo ha la privatizzazione di Poste Italiane e a chi serve? E ne vale veramente la pena? Lo Stato italiano ne trarrà vantaggi davvero oppure no? Quali saranno le conseguenze per i correntisti e per i dipendenti? Le domande che tutti i gruppi parlamentari questa mattina, in Commissione Trasporti, hanno rivolto all’amministratore delegato di Poste Italiane SpA, Massimo Sarmi, sono state più o meno analoghe. I membri della IX Commissione, al di là della posizione politica dei partiti nei confronti delle privatizzazioni in senso generale, sono stati tutti d’accordo nel cercare di capire da Sarmi quale possa essere la reale utilità derivante dall’annunciata cessione da parte dello Stato di una quota del capitale di Poste italiane. Facciamo un passo indietro per spiegare perché siamo arrivati all’audizione alla Camera dell’AD di Poste Italiane di oggi. Alla fine del 2013 il Governo ha “rivelato” la volontà di privatizzare un altro colosso pubblico, una delle poche aziende italiane in attivo: Poste Italiane. Nello schema di decreto del presidente del Consiglio dei ministri (che deve essere sottoposto al parere delle Commissioni – e qui entriamo in gioco noi) si definiscono i criteri della privatizzazione e le modalità di alienazione della partecipazione detenuta dal ministero dell’Economia e delle finanze nel capitale dell’azienda. In sintesi il testo prevede il mantenimento di una partecipazione dello Stato al capitale di Poste non inferiore al 60 per cento. Quindi, si privatizza circa il 40 per cento dell’azienda e tale privatizzazione può avvenire, anche in più fasi, con un’offerta pubblica di vendita. I potenziali nuovi azionisti privati di Poste potranno essere tutti i risparmiatori e gli investitori italiani e internazionali, compresi i dipendenti del Gruppo. In più, sempre secondo lo schema del decreto, i dipendenti di Poste Italiane potranno godere di alcune forme di incentivazione. Da Sarmi, in audizione per fare dunque chiarezza dal punto di vista dell’azienda sull’ipotesi di cessione, volevamo avere maggiori informazioni sulle conseguenze che la vendita potrà avere sui piccoli risparmiatori e soprattutto sui dipendenti dell’azienda. I lavoratori, infatti, notoriamente sono sempre i primi a pagare le spese delle privatizzazioni delle aziende pubbliche. Avremmo voluto sapere, inoltre, quanto sia utile la privatizzazione di Poste per lo Stato italiano (perché gli interessi dei cittadini a noi interessano sul serio), considerando che tale operazione potrà garantire una riduzione davvero minima del debito pubblico. Di risposte ne abbiamo avute poche da Sarmi. L’AD ci ha dato conferma della solidità dell’azienda, cosa rara in Italia (e cosa che già sapevamo), e ha riportato l’interesse già manifestato, parlando di “una certa curiosità”, di potenziali azionisti italiani e internazionali. Nulla di nuovo insomma. Le parole di Sarmi potevamo aspettarcele. Non ci aspettavamo, invece, una certa perplessità, più o meno palese, da parte dei colleghi della Commissione di tutti i gruppi parlamentari, nei confronti dell’operazione nell’insieme. Allora, se lo pensiamo tutti, è proprio necessaria questa nuova privatizzazione?

Il mio intervento in commissione. Per l’intervento intero completo clicca qui