Interrogazione su gestione Jihadisti nelle carceri in Sardegna

Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
nei primi giorni del mese di gennaio del 2017 numerosi organi di stampa hanno riportato l’allarme lanciato dai sindacati di polizia penitenziaria della Sardegna a causa della scarsa presenza di personale in organico nelle strutture penitenziarie dell’isola e della carenza di mezzi e risorse adeguati per lo svolgimento del lavoro. La grave situazione, già in diverse occasioni sottolineata, risulta ancora più preoccupante anche in riferimento al recente trasferimento nelle carceri di Sassari-Bancali e Nuoro Badd’e Carros di numerosi detenuti accusati di terrorismo internazionale nonché per l’alta concentrazione di popolazione islamica nelle colonie penali;
«la situazione generale in cui versano gli istituti della Sardegna, in relazione alla tipologia della popolazione detenuta, rapportata alla gravissima carenza di poliziotti in servizio», secondo quanto denunciato da Alessandro Cara, segretario regionale della Sardegna dell’Uspp (Unione sindacale polizia penitenziaria), desta forte preoccupazione. L’istituto di massima sicurezza di Sassari, infatti, dovrebbe avere in servizio 415 poliziotti, ma al 15 dicembre 2016, secondo i dati del provveditorato della Sardegna riportati dall’Uspp, figuravano soltanto 243 poliziotti e risultavano assenti per malattia 38 unità. Gli istituti di Oristano e Tempio, molto simili tra loro, ospitano i detenuti AS1 e AS3 e i poliziotti in servizio dovrebbero essere rispettivamente 210 e 158 ed invece sono 142 ad Oristano e 88 a Tempio Pausania. A Badd’e Carros (Nuoro), che oltre agli AS1 ospita «8 jihadisti altamente pericolosi, o perlomeno quanto quelli sassaresi in regime di AS2», si registra una carenza di personale operante del 35 per cento;
il quadro, secondo la denuncia del segretario regionale Uspp, «è completato dalla carenza di agenti nelle colonie penali, istituti che sono sottovalutati come eventuale pericolo di presenza di potenziali jihadisti e di “radicalizzazione” ma che invece, vista l’alta concentrazione di popolazione islamica, dovrebbero essere sotto osservazione alla pari degli altri istituti». Nelle colonie penali, infatti, si registra una carenza di personale che si aggira attorno al 30 per cento;
preoccupa inoltre, secondo quanto riportato dal garante dei detenuti di Nuoro, Gianfranco Oppo, la rete di rapporti esterni alle carceri che potrebbero crearsi nell’isola con i parenti o gli amici degli jihadisti reclusi con l’accusa di terrorismo internazionale;
la pianta organica attuale, come sottolineato da Salvatore Argiolas, segretario della Ugl polizia penitenziaria, non tiene conto delle nuove esigenze di custodia dettate dal «41-bis» e dal terrorismo islamico, sorte anche in seguito alla chiusura di istituti specializzati come quello di Macomer –:
se il Ministro interrogato non ritenga necessario intervenire in tempi celeri e certi per giungere alla soluzione della gravissima situazione esposta in premessa, prevedendo un incremento delle forze di polizia penitenziaria destinate alle carceri della Sardegna e la presenza tra le risorse umane in organico, anche alla luce del citato trasferimento dei detenuti accusati di terrorismo internazionale, di figure professionali come interpreti e traduttori di lingua araba. (4-15103)

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