Attività parlamentare 9 – 13 marzo 2015

Banca700Riforma costituzionale, riforma delle banche popolari, contrasto al gioco d’azzardo: questi i principali temi affrontati in Aula nel corso della settimana appena trascorsa. La Camera ha approvato, in prima lettura, la riforma costituzionale, quella che noi definiamo “schiforma” costituzionale. Abbiamo tentato di arginare i danni in ogni modo durante l’iter del provvedimento. Abbiamo fatto delle proposte di buonsenso. Ma in cambio abbiamo ottenuto soltanto tanti no. Siamo usciti dall’Aula nel corso dell’esame del disegno di legge. E siamo rimasti fuori anche martedì 10 marzo, il giorno del voto finale. Per il nostro gruppo è entrato in Aula soltanto il collega Danilo Toninelli per la dichiarazione di voto finale. Una dichiarazione di voto difficile da dimenticare. È calato il silenzio nell’emiciclo quando Toninelli ha citato le parole pronunciate in Parlamento il 20 ottobre 2005 dall’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Oggi voi del Governo e della maggioranza state facendo la vostra Costituzione. L’avete preparata e la volete approvare voi, da soli, pensando soltanto alle vostre esigenze, alle vostre opinioni e ai rapporti interni alla vostra maggioranza. Il Governo e la maggioranza hanno cercato accordi soltanto al loro interno, nella vicenda che ha accompagnato il formarsi di questa modifica, profonda e radicale, della Costituzione”.

Lunedì 9 marzo si è svolto l’esame degli ordini del giorno presentati al disegno di legge di riforma della seconda parte della Costituzione.

Martedì 10 marzo la Camera ha approvato, dopo le dichiarazioni di voto finali, il disegno di legge costituzionale recante “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”: presenti 489, votanti 482, astenuti 7, hanno votato 357, hanno votato no 125. Nel pomeriggio la Camera ha svolto l’esame del disegno di legge di conversione del decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3, recante “misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”.

Mercoledì 11 marzo abbiamo continuato l’esame del provvedimento sulle banche popolari, cui il M5S è fortemente contrario. Il MoVimento 5 Stelle non ci sta. Il Governo cancella con un decreto una storia secolare di solidarietà che diventa cooperazione, di risparmio che si fa ricchezza. Il decreto annulla di fatto il settore delle banche popolari. Abbiamo chiesto l’avvio di un’indagine conoscitiva per approfondire alcuni aspetti del provvedimento ancora poco chiari e non chiariti durante l’iter alla Camera. La richiesta è stata appoggiata anche dalle altre forze di opposizione e da molti rappresentanti della minoranza Pd. Nel primo pomeriggio di mercoledì si è svolto il question time.

Giovedì 12 marzo l’Assemblea, dopo le dichiarazioni di voto finale, ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 3 del 2015 recante “misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”: 290 sì, 7 astenuti e 149 no su 446 presenti e 439 votanti. Il collega Alessio Villarosa, per spiegare il nostro voto contrario, ha iniziato il suo intervento finale con una piccola premessa: “Noi pensiamo che la riforma delle banche popolari sia necessaria – questo deve essere chiaro a tutti – ma una riforma delle banche popolari, non la cancellazione delle banche popolari”. In seguito c’è stato l’esame delle mozioni concernenti iniziative per il contrasto al gioco d’azzardo, tra cui la mozione del nostro gruppo, a prima firma Matteo Mantero. Il Pd che cosa ha fatto? Ha votato contro gli impegni della mozione Mantero per vietare la vendita dei gratta e vinci negli uffici postali, contrastare il riciclaggio di denaro, vietare sale gioco troppo vicine a scuole, ospedali, centri anziani. Il nostro obiettivo è concreto: contrastare lo strapotere delle lobby del gioco, dare sostegno ai cittadini italiani affetti da azzardopatia, che sono tantissimi, e tutelare i minori. Il Partito democratico, invece, combatte il gioco d’azzardo soltanto a parole.

Venerdì 13 marzo si sono svolte le interpellanze urgenti.

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