Attività parlamentare 10 – 14 febbraio 2015

costituzione“Di notte si rubano le pecore, di notte si ruba in casa, non si riforma una Costituzione”. Questa amara frase, pronunciata dal collega Danilo Toninelli nel corso della lunghissima seduta n. 375, riassume la tristissima settimana che abbiamo appena trascorso alla Camera. Sul tavolo non un argomento marginale. Sul tavolo la riforma della Costituzione. Noi contestiamo completamente l’impianto del provvedimento in discussione alla Camera che – ormai è noto a tutti – è frutto del defunto patto del Nazareno. Lo abbiamo sempre detto. Con questa riforma, che si vuole archiviare in tutta fretta, si massacra la Costituzione. Il M5S, nonostante tutto, ha cercato un dialogo costruttivo. Ha cercato di dare un contributo per il bene dei cittadini. Ha cercato di “inserire il virus della democrazia diretta e della voce dei cittadini”. Volevamo l’abolizione dei vitalizi per i parlamentari condannati, il dimezzamento dello stipendio di deputati e senatori, l’introduzione del referendum propositivo senza quorum. Volevamo almeno queste cose. Per il bene degli italiani. Stremati dal muro che avevamo di fronte, dopo i no, abbiamo ancora tagliato le richieste. Alla fine è rimasta una sola proposta: il referendum propositivo senza quorum. La risposta secca è stata no. No, no e poi no.

Giorni e notti in Aula dopo la decisione della seduta fiume. Lucidità – ovviamente – sempre minore. Possibilità di parola pari quasi a zero. Toni molto accesi. Litigi tra loro. Noi abbiamo mantenuto la calma, nonostante le parole pesanti nei nostri confronti. Abbiamo dovuto assistere, inermi, nel buio della notte, alla distruzione della Carta costituzionale per mano di un partito che si fa chiamare “democratico”.

La settimana parlamentare è iniziata martedì 10 febbraio con la discussione delle questioni pregiudiziali Paglia ed altri n.1, Busin ed altri e Rampelli n. 2, Palese n. 3 e Pesco ed altri n. 4, riferite al disegno di legge di conversione del decreto legge 24 gennaio 2015 n. 3 recante “misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”. Le questioni pregiudiziali sono state respinte. Successivamente abbiamo ripreso la discussione del disegno di legge di riforma costituzionale: “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”. Primo atto del lungo e drammatico spettacolo: le dimissioni del presidente Sisto da relatore del provvedimento. Non è stata per noi un’incredibile notizia. Era nell’aria dopo lo scioglimento del matrimonio tra Renzi e Berlusconi. Ci sembrava giusto – e per il nostro gruppo ha formulato la richiesta il collega Carlo Sibilia – far tornare il provvedimento in Commissione. La risposta dell’Aula è stata no. La Camera ha continuato la discussione. I tempi per gli interventi sugli emendamenti erano strettissimi. Un minuto a emendamento per gruppo. Praticamente nulla. Dovevamo pigiare i bottoni e dovevamo farlo pure in silenzio. Democrazia?

Mercoledì 11 febbraio è iniziata la maratona. In Conferenza dei capigruppo è stato deciso di concedere ai gruppi un tempo aggiuntivo per gli intereventi pari a un terzo di quello inizialmente attribuito. Dopo le votazioni della mattina, si è svolto il question time. In serata, in un clima incandescente, c’è stata la votazione sulla seduta fiume.

La mattina di giovedì 12 febbraio i lavori sono stati sospesi per mancanza del numero legale (per due deputati). Poi un’altra giornata infuocata. Le nostre proposte di buonsenso. I loro dinieghi.

Venerdì 13 febbraio ancora caos. Votazioni. Sospensioni. Capigruppo. E l’insensata ostinazione del premier nel portare a casa le riforme a tutti i costi. Anche solo. Altra alternativa non l’abbiamo trovata se non abbandonare l’Aula. Anche il resto dell’opposizione ha lasciato i lavori. Perfino Forza Italia. In un’Aula quasi deserta, nella notte tra il 13 e il 14 febbraio, le votazioni sono andate avanti fino al termine delle proposte emendative e degli articoli. Il seguito della discussione del provvedimento, con l’esame degli ordinidel giorno e le dichiarazioni di voto finali, è rimandato ad altra seduta. Un urlo nella notte è ancora forte nei nostri cuori di cittadini in Parlamento al servizio dei cittadini: “onestà”.

Abbiamo gridato ancora questa parola in Aula in queste ultime tristi ore. E continueremo a farlo. Non ci arrendiamo.

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