Attività parlamentare 4 – 7 marzo 2014

Beach ballLegge elettorale, parte seconda. Il Pregiudicatellum è tornato in Aula. Dopo qualche settimana di stop, un “nuovo” Governo, tantissime chiacchiere, pochi fatti concreti e i soliti “inciuci di palazzo” tra chi nei palazzi non ci può proprio più entrare e chi ci è entrato dalla finestra, martedì 4 marzo abbiamo ripreso il dibattito sulla riforma elettorale in Assemblea. Conclusa la discussione generale nel pomeriggio di martedì, abbiamo votato nelle giornate di mercoledì 5 e giovedì 6. Ma non è finita. L’Italicum ancora non è stato approvato. Altro rinvio. Altra promessa del presidente del Consiglio non mantenuta. Il presidente Renzi, infatti, aveva recentemente dichiarato che la partita sulla legge elettorale si sarebbe conclusa entro questa settimana.

In questi giorni abbiamo assistito a scene davvero paradossali. Le votazioni degli emendamenti e dei subemendamenti posti al testo unificato delle proposte di legge “in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica” sono state uno spettacolo raccapricciante. Non si capiva quali fossero i partiti di maggioranza e quali quelli di opposizione. Le larghe maggioranze sulla carta sono diventate piccole maggioranze nei fatti. Noi, più compatti che mai, ci siamo espressi chiaramente sulla legge elettorale. Per il M5S l’Italicum è un disastro totale, anche peggio del Porcellum. È soltanto il frutto di un accordo tra partiti preso fuori dal Parlamento. È una legge che non mette al centro i cittadini e che creerà ancora una volta una totale ingovernabilità del Paese.

Questa settimana, iniziata in Aula martedì 4 marzo con la discussione della relazione della Commissione Giustizia sulle tematiche oggetto del messaggio del Presidente della Repubblica trasmesso alle Camere il 7 ottobre 2013 (Doc. XVI, n. 1), è stata importante anche per un’altra questione: il caso Barracciu. Ho presentato con alcuni colleghi del M5S un’interrogazione a risposta immediata al ministro per i Rapporti con il Parlamento per avere chiarimenti sulla nomina di Francesca Barracciu a sottosegretario alla Cultura. Francesca Barracciu, parlamentare europeo, ex consigliere regionale in Sardegna ed ex assessore, consigliere comunale e sindaco del suo paese di origine, a fine dicembre 2013, si era ritirata dalla corsa alla presidenza della Regione Sardegna in seguito all’iscrizione nel registro degli indagati, per peculato, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Cagliari sulle cosiddette “spese pazze” dei consiglieri regionali. Barracciu, spinta dai vertici del PD e molto probabilmente dallo stesso Renzi, aveva fatto un passo indietro in Regione ed il Partito Democratico aveva annunciato un cambio di verso rispetto al passato. Ma la ricompensa è arrivata dopo soltanto due mesi con la nomina a sottosegretario nel nuovo Governo. Il ministro Maria Elena Boschi, intervenuta in diretta televisiva durante il question time di mercoledì 5 marzo, ha risposto alla nostra interrogazione sostenendo che il Governo non ha intenzione di chiedere le dimissioni del sottosegretario sulla base di un avviso di garanzia e ha richiamato il principio della presunzione di innocenza. In altre parole: il cambio di verso del PD vale in Sardegna ma non vale nelle istituzioni nazionali. Nel mio intervento di replica mi sono dichiarato totalmente insoddisfatto della risposta del ministro.


Sempre riguardo alla Sardegna, martedì 4 marzo ho presentato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per conoscere i motivi del ritardo della consegna di otto treni ad assetto variabile, destinati alla tratta Sassari-Cagliari, che i cittadini dell’isola aspettano già da diversi anni e per i quali sono stati stanziati più di 50 milioni di euro provenienti da fondi statali.

La settimana parlamentare si è conclusa venerdì 7 con la discussione generale della proposta di legge sulle cosiddette “dimissioni in bianco” e con lo svolgimento di interpellanze urgenti.

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