Attività parlamentare 10 – 14 marzo 2014

italicum-come-funzionaLa partita sulla legge elettorale è finita. Per ora. La Camera, mercoledì 12 marzo, ha approvato l’Italicum o meglio il Pregiudicatellum o meglio ancora il Superporcellum, un capolavoro di antidemocrazia sfornato dalla coppia ben assortita Renzi-Berlusconi. Adesso la palla passa al Senato che, tra l’altro, voterà un provvedimento che riguarda soltanto l’elezione dei membri della Camera. Si sta creando così uno scenario fantascientifico secondo cui se si andasse a votare una volta approvata definitivamente questa legge ma prima della riforma del Senato, si voterebbe con due sistemi elettorali diversi per i due rami del Parlamento. Renzi è convinto che ciò non avverrà mai. L’abolizione del Senato è una priorità assoluta per il presidente del Consiglio. Se non lo abolirà, lascerà la politica. Lo ha detto lui. Staremo a vedere se manterrà la promessa. Per ora si può riscontrare già un “leggero” ritardo rispetto alla tabella di marcia annunciata nei giorni scorsi. Dal Consiglio dei Ministri di mercoledì pomeriggio sono venute fuori tante parole ma di fatti concreti ancora non ne abbiamo visto neanche uno. I tempi per l’approvazione definitiva della legge elettorale sono già slittati. E di certo non a causa del Movimento 5 Stelle. Nelle giornate di lunedì 10 e martedì 11 marzo i tempi si sono allungati per i forti contrasti all’interno del PD. Nel corso delle votazioni degli emendamenti la maggioranza è stata messa a rischio più volte. Il patto d’acciaio con Berlusconi poi faceva acqua da tutte le parti. E come le “buone, vecchie e sane” tradizioni impongono, sono comparsi in Aula i membri del Governo, chiamati a votare per raggiungere la maggioranza. La guerra più clamorosa è stata quella sulle quote rosa. Gli emendamenti sulla rappresentanza di genere non sono passati. Le parlamentari PD che sostenevano le quote rosa, per protesta contro il loro stesso partito, hanno abbandonato l’Aula. Il M5S sull’argomento è stato molto chiaro. Abbiamo votato contro perché secondo noi non è necessario imporre per legge le quote di genere. Servono piuttosto regole che mettano le donne nella condizione di poter svolgere bene il proprio lavoro, in qualsiasi ambito.

imageMercoledì mattina, però, le pecorelle sono tornate all’ovile. Tutti insieme per l’Italicum, la panacea di tutti i mali. La Camera ha approvato, con 365 sì, 156 no e 40 astenuti su 561 presenti, la proposta di legge recante “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”. Per protesta contro questa approvazione, contro la legge e contro tutto ciò che c’è dietro abbiamo esposto un provocatorio cartello con la scritta “Renzi-Berlusconi profonda sintonia. Condannati all’amore”. La riforma elettorale riforma ben poco. I cambiamenti, a nostro avviso, sono peggiorativi e non migliorativi. Questa legge non dimostra nessun rispetto nei confronti dell’elettore e della sua intelligenza. I cittadini non potranno scegliere i propri rappresentanti. Già soltanto per questo motivo la legge dovrebbe essere bocciata a priori.

Dopo l’approvazione dell’Italicum, sempre nella giornata di mercoledì, in Aula abbiamo iniziato la discussione sulle linee generali del decreto missioni, un altro appuntamento fisso per il Parlamento. Dopo la votazione di una questione pregiudiziale, il ministro per le Riforme costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha posto a nome del Governo la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del “decreto-legge 16 gennaio 2014, n. 2, recante proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione”, nel testo approvato dal Senato. Altra fiducia. Nuovo Governo, vecchi metodi. Delle missioni internazionali si parla da anni, ma l’Italia ancora non è riuscita a partorire una riforma completa sulla partecipazione dei militari italiani all’estero. Tra l’altro si continua a parlare di missioni di pace, ma molto spesso dietro alla parola “pace” si nasconde la parola “guerra”. Gli stanziamenti, inoltre, sono quasi tutti per le missioni militari. Per la cooperazione rimangono soltanto le briciole. E, infine, con questo decreto si esaurisce tutta la dotazione finanziaria prevista per le missioni per l’anno 2014. Chi pagherà una volta trascorsi i sei mesi coperti dal decreto? Queste sono le nostre maggiori perplessità e per questo motivo abbiamo votato no.

Giovedì 13 marzo è passata la fiducia al decreto missioni: presenti 504, votanti 502, 325 sì, 177 no. Dopo la fiducia abbiamo votato gli ordini del giorno ed infine c’è stata la votazione finale del disegno di legge di conversione del decreto. Il disegno di legge è stato approvato in serata con 283 sì e 89 no su 373 presenti e 372 votanti.

Nel pomeriggio di mercoledì 12 si è svolto il Question Time e nella mattinata di venerdì 14 si sono svolte le interpellanze urgenti.

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