Privatizzazione Poste: è proprio necessaria? Domanda unanime a Sarmi

postePrivatizzazione Poste: è proprio necessaria? Domanda unanime a Sarmi. Che scopo ha la privatizzazione di Poste Italiane e a chi serve? E ne vale veramente la pena? Lo Stato italiano ne trarrà vantaggi davvero oppure no? Quali saranno le conseguenze per i correntisti e per i dipendenti? Le domande che tutti i gruppi parlamentari questa mattina, in Commissione Trasporti, hanno rivolto all’amministratore delegato di Poste Italiane SpA, Massimo Sarmi, sono state più o meno analoghe. I membri della IX Commissione, al di là della posizione politica dei partiti nei confronti delle privatizzazioni in senso generale, sono stati tutti d’accordo nel cercare di capire da Sarmi quale possa essere la reale utilità derivante dall’annunciata cessione da parte dello Stato di una quota del capitale di Poste italiane. Facciamo un passo indietro per spiegare perché siamo arrivati all’audizione alla Camera dell’AD di Poste Italiane di oggi. Alla fine del 2013 il Governo ha “rivelato” la volontà di privatizzare un altro colosso pubblico, una delle poche aziende italiane in attivo: Poste Italiane. Nello schema di decreto del presidente del Consiglio dei ministri (che deve essere sottoposto al parere delle Commissioni – e qui entriamo in gioco noi) si definiscono i criteri della privatizzazione e le modalità di alienazione della partecipazione detenuta dal ministero dell’Economia e delle finanze nel capitale dell’azienda. In sintesi il testo prevede il mantenimento di una partecipazione dello Stato al capitale di Poste non inferiore al 60 per cento. Quindi, si privatizza circa il 40 per cento dell’azienda e tale privatizzazione può avvenire, anche in più fasi, con un’offerta pubblica di vendita. I potenziali nuovi azionisti privati di Poste potranno essere tutti i risparmiatori e gli investitori italiani e internazionali, compresi i dipendenti del Gruppo. In più, sempre secondo lo schema del decreto, i dipendenti di Poste Italiane potranno godere di alcune forme di incentivazione. Da Sarmi, in audizione per fare dunque chiarezza dal punto di vista dell’azienda sull’ipotesi di cessione, volevamo avere maggiori informazioni sulle conseguenze che la vendita potrà avere sui piccoli risparmiatori e soprattutto sui dipendenti dell’azienda. I lavoratori, infatti, notoriamente sono sempre i primi a pagare le spese delle privatizzazioni delle aziende pubbliche. Avremmo voluto sapere, inoltre, quanto sia utile la privatizzazione di Poste per lo Stato italiano (perché gli interessi dei cittadini a noi interessano sul serio), considerando che tale operazione potrà garantire una riduzione davvero minima del debito pubblico. Di risposte ne abbiamo avute poche da Sarmi. L’AD ci ha dato conferma della solidità dell’azienda, cosa rara in Italia (e cosa che già sapevamo), e ha riportato l’interesse già manifestato, parlando di “una certa curiosità”, di potenziali azionisti italiani e internazionali. Nulla di nuovo insomma. Le parole di Sarmi potevamo aspettarcele. Non ci aspettavamo, invece, una certa perplessità, più o meno palese, da parte dei colleghi della Commissione di tutti i gruppi parlamentari, nei confronti dell’operazione nell’insieme. Allora, se lo pensiamo tutti, è proprio necessaria questa nuova privatizzazione?

Il mio intervento in commissione. Per l’intervento intero completo clicca qui 

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