Interrogazione su progetti solare termodinamico in Sardegna

Lo scorso mercoledì ho presentato la seguente interrogazione per chiarire dubbi.
— Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

in Sardegna sono stati presentati sei progetti per la realizzazione di impianti solari termodinamici che prevedono un’occupazione dei suoli agricoli, prevalentementesolare_termodinamico in zone E2 ed E3, per una superficie complessiva che supera abbondantemente i mille ettari, che comprende aree geografiche, nelle province di Cagliari e di Sassari, molto differenti tra loro per caratteristiche ambientali, produzioni economiche, storie, culture e vocazioni;
quattro delle sei proposte, Flumini Mannu (50 MWe), Gonnosfanadiga (50 MWe), Campu Giavesu – Cossoine (30 MWe) e Giave e Bonorva (50 MWe), dovrebbero rientrare tutte insieme, secondo fonti di stampa (Il Sole 240RE del 2 ottobre 2013), in un unico grande progetto, l’Archimede Solar Energy, partenariato internazionale tra il Gruppo Angelantoni e i giapponesi della Chiyoda Corporation, che dovrebbe comprendere investimenti per oltre un miliardo di euro nel solare termodinamico e dovrebbe creare in Sardegna cinquemila posti di lavoro;
il mega progetto, accorpando i singoli impianti, darebbe vita a quattro centrali, la cui potenza complessiva è pari a 389 Megawatt termici. La competenza della valutazione del progetto globale, quindi, secondo i responsabili dell’Ase, sarebbe nazionale;
la valutazione dei singoli progetti, invece, rientra nelle esclusive competenze regionali secondo quanto stabilito da disposizioni normative, in particolare dal decreto legislativo 152/06 come corretto e integrato dal decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, all’articolo 7, commi 3 e 4. L’allegato II al comma 2 stabilisce che sono progetti di competenza nazionale le «installazioni relative a centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW», rimandando a competenza regionale per la VIA o per la procedura di assoggettabilità alla VIA i progetti relativi ad impianti con potenza inferiore;
gli impianti di Campu Giavesu – Cossoine, Flumini Mannu (Villasor) e Bonorva-Giave sono già stati esaminati dal Servizio ambiente e valutazioni impianti (SAVI) in Sardegna e sono stati inviati a valutazione di impatto ambientale (VIA). La Energo Green Renewables S.r.l., titolare del progetto per l’impianto di Cossoine (30 MWe – 160 ettari nella provincia di Sassari), il cui avviso di deposito è stato pubblicato sul quotidiano La Nuova Sardegna in data 10 agosto 2012, ha presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato in data 18 marzo 2013, chiedendo l’annullamento della deliberazione regionale (n. 48/37 dell’11 dicembre 2012) che rinviava la richiesta alla VIA, ma il ricorso risulta ancora pendente;
solare_termodinamico2la deliberazione regionale citata metteva chiaramente in evidenza le criticità evidenziate dal SAVI. Si rilevano, nello specifico, «incongruenze ed indeterminatezza di diversi importanti aspetti di natura progettuale (per es., superficie captante del parco solare, opere di connessione, tecnologia della centrale ausiliaria, modalità di approvvigionamento della biomassa, etc.); alterazione della morfologia naturale dei luoghi e irreversibili interferenze con gli elementi caratteristici dell’area agricola interessata; notevole impatto di natura paesaggistica, considerati anche i potenziali fenomeni di interferenza visiva e conseguenti effetti cumulativi con altri impianti similari realizzati o proposti nelle aree circostanti non presi, peraltro, in considerazione nella documentazione presentata; necessità di imponenti opere di sistemazione altimetrica con potenziale movimentazione di consistenti quantitativi di terre e rocce da scavo; rilevanti impatti sulle componenti acque superficiali e sotterranee dovuti ai notevoli consumi di risorsa idrica, alla conseguente necessità di creare adeguate opere di accumulo e/o di derivazione di acque sotterranee, con alterazione del regime idraulico sia superficiale che sotterraneo e potenziale contaminazione della risorsa idrica; impatti sulla componente atmosfera, anche durante la fase di cantiere, con possibili ripercussioni sulla salute pubblica, data anche la vicinanza a diversi ricettori sensibili (aziende, case sparse e centro abitato di Cossoine, distante poche centinaia di metri dal sito di intervento); consistente consumo di suolo agrario, sottrazione di habitat e della copertura vegetazionale, con notevoli impatti sulle popolazioni faunistiche e avifaunistiche potenzialmente presenti nell’area interessata dalle opere»;
la stessa deliberazione, inoltre, riferiva anche «forti preoccupazioni espresse a livello sociale» (gli abitanti di Cossoine si sono espressi in un referendum contro la centrale con il 90 per cento dei voti);
secondo più recenti fonti di stampa (Il Sole 24Ore del 27 novembre 2013, «Sardegna, il futuro in 24 scatoloni») il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbe stabilito che la competenza della procedura di Valutazione di impatto ambientale dei progetti è ministeriale. L’istruttoria, secondo l’articolo, dovrebbe essere completata entro 150 giorni (quindi alla fine di aprile 2014) e in caso di esito positivo si darebbe subito seguito all’investimento da 1,09 miliardi di euro per il progetto globale;
sono già scesi in campo sull’isola vari Comitati per il No al termodinamico in aree agricole, costituiti in tutti i centri interessati dai progetti, che si oppongono al consumo indiscriminato dei suoli agricoli, e contestano la legittimità di un’iniziativa globale, valutata a livello nazionale e che non tenga conto delle peculiarità dei singoli territori interessati, anche in base alle valutazioni regionali già espresse su progetti per centrali che singolarmente non raggiungono la potenza di 300 MW termici –:
se quanto risulta dagli articoli del quotidiano citato corrisponda al vero e quindi se effettivamente il progetto unitario sia stato depositato presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per l’apertura della procedura di valutazione;
se così fosse, se non ritenga di fornire agli interroganti spiegazioni sulle motivazioni dell’accorpamento dei quattro singoli progetti originari, tra i sei presentati in regione, in un unico grande impianto, che supera i 300 MW termici e che in questo modo comprenderebbe centrali assai distanti tra loro, in qualche caso anche più di 150 km, realizzate in aree con caratteristiche ambientali, paesaggistiche, economiche e culturali totalmente diverse, ciò in contrasto, ad avviso dell’interrogante con le norme di legge che distinguono le competenze regionali da quelle statali;
se non ritenga di fornire chiarimenti su come si possa conciliare una nuova valutazione nazionale con gli atti già prodotti a livello regionale, che individuano con chiarezza i limiti di diversa natura dei progetti presentati.

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