Speculazioni edilizie in agguato?

Come ogni luogo di rappresentanza pubblica che (non) si rispetti, ieri il consiglio regionale della Sardegna, nel bel mezzo del silenzio dell’estate, ha approvato con una maggioranza bulgara e con una procedura d’urgenza la proposta di legge n. 542: “Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici e di impianti eolici”.dune

Non è ben chiara la procedura d’urgenza utilizzata. Probabilmente i consiglieri avevano urgenza di andare al mare, poichè approvare leggi di questa portata in piena estate è uso e costume consolidato anche dal Parlamento italiano, tentano insomma di imitare un maestro di pianoforte che suona di notte con la sordina inserita per non farsi sentire dal vicinato.

Gli Usi civici e gli altri diritti d’uso collettivi (legge n. 1766/1927 e s.m.i., regio decreto n. 332/1928, legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) sono in generale “diritti spettanti a una collettività, organizzata o no in una persona giuridica pubblica a sé ma comunque concorrente a formare l’elemento costitutivo di un Comune o di altra persona giuridica pubblica, ed ai singoli, che la compongono, e consistenti nel trarre alcune utilità elementari dalle terre, dai boschi o dalle acque di un determinato territorio. Contenuto dell’uso civico è dunque il godimento a favore della generalità e non di un singolo o di singoli. Ciò non toglie che i singoli componenti quella determinata collettività abbiano, proprio per il fatto che vi appartengono, il diritto uti singoli di esercitare i diritti suddetti”.

Per farla semplice, si tratta ad esempio del diritto collettivo al pascolo degli animali, alla raccolta della legna, degli asparagi, dei funghi.
Classificare un terreno come ad uso civico lo mette al riparo da speculazioni edilizie, cancro che in Sardegna conosciamo bene.

Il Gruppo di Intervento giuridico denuncia con un post di ieri, che i diritti di uso civico e demani civici coinvolgono circa un quinto del territorio e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali.

Con la legge approvata ieri saranno i Comuni delegati “alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio”, insomma potranno decidere quali parti del territorio comunale siano destinate a usi civici e quali no.
E’ evidente che bisogna porre enorme attenzione al delicatissimo patrimonio naturalistico della nostra regione già fortemente maltrattato e svenduto e consegnare ai comuni la delega sulla ricognizione degli usi civici potrebbe portare ad una incontrollata speculazione sul territorio.

I provvedimenti approvati a maggioranza bulgara nel silenzio più totale sono sempre pericolosi, è d’obbligo vederci chiaro ed è nostra intenzione voler fare luce sulla questione dando rilievo nazionale a quanto accaduto ieri in regione Sardegna.

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